Piazza Ciullo d'Alcamo
Il primo nome fu di piazza Maggiore, ma, successivamente e fino al 1875 piazza Sant'Oliva, oggi piazza Ciullo deve il nome al grande poeta alcamese Ciullo d'Alcamo(sec XIII), autore del famoso contrasto "Rosa Fresca Aulentissima".
Piazza Ciullo luogo di grande vitalità e centro cittadino per eccellenza, rappresenta il punto d'incontro delle maestranze locali e meta ideale di ritrovo dei giovani alcamesi.
L'attuale progettazione della piazza e l'intervento di arredo urbano (risale al 1996) è opera dell'architetto Gae Aulenti, che destinò la zona così ad area pedonale.
In piazza Ciullo si possono ammirare, oltre il palazzo del Comune, dove dal 6 aprile 1860 sventola la bandiera tricolore, l'imponente costruzione della chiesa del Collegio dei Gesuiti con la sua facciata barocca (iniziata nel 1684 e finita nel 1767), la chiesa di Sant'Oliva (fondata nel 1533) riedificata su progetto di Giovan Biagio Amico.

Cielo d'Alcamo
Cielo d'Alcamo, noto anche come Ciullo d'Alcamo fu un poeta e drammaturgo. Nato nella prima metà del XIII secolo, è uno dei più significativi rappresentanti della poesia popolare giullaresca della scuola siciliana.
Si presume che Ciullo (richiamo volgare e grottesco tipico nei nomi giullareschi) sia una deformazione accolta dalla critica ottocentesca; per altri il nome deriverebbe da Cheli (diminutivo di Michele), da cui sarebbe poi derivato Celi e in seguito, in Toscana, Cielo. La città di origine del poeta potrebbe essere Alcamo.
Tutto ciò che la critica ha ipotizzato sull'attività e sulla cronologia del rimatore si fonda però sulle notizie ricavabili dal contenuto dell'opera. Cielo d'Alcamo scrisse il Rosa fresca aulentissima, unica opera pervenuta, in volgare a base siciliana ma con vistose influenze continentali, a cominciare dal titolo, che è un vero esempio di mimo giullaresco, destinato alla rappresentazione scenica. A Cielo D'Alcamo è dedicato il Liceo Classico di Alcamo (TP), la piazza principale nella stessa città e il teatro comunale.

I capolavori di Antonello Gagini
Antonello Gagini nacque a Palermo nel 1478. Figlio dello scultore Domenico, apprende dal padre tecniche e conoscenze fondamentali per la formazione della sua sensibilità artistica.
Con lui lavorarono oltre ai figli Giacomo e Antonino, anche Bartolomeo Berrettaro e Giuliano Mancino.
Dalle sue opere emergono una significativa eleganza figurativa, forti sentimenti e stati d'animo.

Luoghi ad Alcamo dove ammirare le opere di Antonello Gagini:
• Chiesa di Sant'Oliva
La chiesa prospiciente alla piazza Ciullo conserva, tra le altre opere, due sculture in marmo di scuola gaginesca raffiguranti San Luca e Sant'Angelo e l'Annunciazione, gruppo marmoreo eseguito nel 1545 da Antonino e Giacomo Gagini. Vi si ammira, inoltre, la statua di Sant'Oliva eseguita da Antonello Gagini considerata tra le opere più belle dell'artista, che la realizzò nel 1511.
• Basilica di Santa Maria Assunta
Accessibile dall'ampia piazza IV Novembre, la basilica di Santa Maria Assunta, il principale luogo di culto di Alcamo ospita le seguenti opere: Trittico della Madonna tra gli Apostoli Filippo e Giacomo, realizzata nel 1519 da Antonello Gagini, il Transito della Vergine realizzata nel 1529, il Crocifisso, realizzato nel 1523. La Statua di San Pietro del 1586 ad opera di Giacomo Gagini, figlio di Antonello.
• Chiesa di San Francesco d'Assisi
La chiesa conserva due statue del 1520, San Marco e Maria Maddalena, sempre dello stesso scultore Antonello.

Le sculture di Serpotta
Giacomo Serpotta (1656-1732) è considerato il più grande scultore in stucco del Settecento. Nacque nel popoloso quartiere della Kalsa nel 1656 da Gaspare, scultore anch'egli. L'artista ebbe fama, successo e committenze dalle principali congregazioni e compagnie ecclesiastiche cittadine e siciliane. Le chiese e gli oratori decorati a Palermo, costituiscono ancora oggi l'esempio più alto della sua produzione artistica. Il suo segreto fu quello di aggiungere alla calce e al gesso fino ad allora normalmente usati per formare lo stucco, della polvere di marmo che dava alle figure una patina di lucentezza (tecnica dell'allustratura).

Luoghi ad Alcamo dove ammirare le opere di Giacomo Serpotta:
• Chiesa dei Santi Cosma e Damiano
Ci troviamo nella parte più antica del corso VI Aprile poco distante dalla Chiesa Madre. Questa chiesa cinquecentesca è divenuta nel 1725, grazie ad un restyling d'ispirazione borrominiana, un esempio del più bel barocco siciliano e merita una visita a prescindere dai tesori che contiene.
Negli anni 1722-1724 Serpotta plasmò le due statue di questa chiesa: sorrette da mensole a forma di nuvola, una raffigura la Giustizia, l'altra la Pietà o Carità e sono impregnate di delicatezza, grazia e fascino sensuale.
• Chiesa di San Francesco di Paola o Badia Nuova
Qui è custodito un sorprendente complesso di otto statue di Giacomo Serpotta. Sei delle sculture sono disposte lungo le pareti, posate su basamenti aggettanti a mezza altezza e rappresentano: la Mansuetudine, la Pace, la Fortezza, la Purezza, San Pietro e San Paolo. Le altre due, l'Addolorata e la Maddalena adornano la cappella del Crocifisso e sono disposte ai lati della croce per comporre una sorta di scena teatrale di straordinaria intensità e drammaticità, a cui partecipano gli stessi putti in cima alla cappella. Questa attitudine alla composizione scenica è una delle peculiarità dell'artista palermitano, riscontrabile in molti altri suoi capolavori.

     
 

Storia di Borgo di Dio
L'esperienza del Centro "Borgo di Dio", fondato nel 1952, fu sicuramente una tra quelle più rilevanti di sviluppo di comunità registrate nell'Italia dell'immediato dopoguerra.
Alla costruzione del progetto collaborarono attivamente esponenti di diverse discipline: urbanisti-architetti, sociologi, agronomi, economisti, tra i quali Ludovico Quaroni, Carlo Doglio, Bruno Zevi, Edoardo Caracciolo, Giovanni Michelucci, Lamberto Borghi, Paolo Sylos Labini, Sergio Steve, Giorgio Fuà, Giovanni Haussmann, Carlo Levi e altri. Il Centro assunse da subito un ruolo centrale nell'attività condotta da Danilo Dolci; il complesso architettonico
"Borgo di Dio" fu lo scenario di un grande risveglio culturale.
Dal '68 vennero avviati gli studi e le verifiche necessarie per approntare un piano di sviluppo organico della zona: le prime riunioni, gli incontri, i seminari si svolsero proprio nel nuovo Centro. Nel giugno del 1973 venne inaugurato il nuovo teatro-auditorium avviando nell'area una stagione di grande dinamismo culturale e artistico, rivolto alla diffusione del metodo non violento, della maieutica reciproca e della lotta al banditismo e alla mafia, con lo scopo ultimo di utilizzare strumenti culturali e di coscienza civica per restituire alla popolazione il proprio potere sul territorio, sulle risorse umane e naturali.

Danilo Dolci
Danilo Dolci (Sesana, 28 giugno 1924 – Trappeto, 30 dicembre 1997) è stato un sociologo, poeta, educatore e attivista della nonviolenza italiano. Dal 1952 si trasferisce nella Sicilia occidentale (Trappeto, Partinico) in cui promuove lotte nonviolente contro la mafia e il sottosviluppo, per i diritti ed il lavoro: siffatto impegno sociale gli varrà il soprannome - rivolto in quegli anni anche ad Aldo Capitini - di "Gandhi italiano".
Nella sua attività di animazione sociale e di lotta politica, Danilo Dolci ha sempre impiegato con coerenza e coraggio gli strumenti della nonviolenza.
Il 14 ottobre del 1952, a Trappeto, Dolci dà inizio alla prima delle sue numerose proteste nonviolente, il digiuno sul letto di Benedetto Barretta, un bambino morto per la denutrizione.
Se anche Dolci fosse morto di fame lo avrebbero sostituito, in accordo con lui, altre persone, fino a quando le istituzioni italiane non si fossero interessate alla povertà della zona. La protesta, dopo aver attirato l'attenzione della stampa, viene interrotta quando le autorità si impegnano pubblicamente ad eseguire alcuni interventi urgenti, come la costruzione di un impianto fognario.
In questa occasione si stabilisce un dialogo intenso e duraturo fra Dolci e il filosofo nonviolento Aldo Capitini.
Nel corso degli anni, intorno a Dolci si consolida una stima nazionale e internazionale.
Nel 1957 gli viene attribuito in Unione Sovietica il Premio Lenin per la pace. Lo accetta, pur dichiarando di «non essere comunista». Con i soldi del premio si costituisce a Partinico il "Centro studi e iniziative per la piena occupazione".
Costituisce una caratteristica importante del lavoro sociale ed educativo di Dolci il suo metodo di lavoro: piuttosto che dispensare verità preconfezionate, ritiene che nessun vero cambiamento possa prescindere dal coinvolgimento, dalla partecipazione diretta degli interessati.
La sua idea di progresso valorizza la cultura e le competenze locali, il contributo di ogni collettività e ogni persona. Per questo Dolci collega la sua modalità di operare alla maieutica socratica. Il suo è un lavoro di "capacitazione" (empowerment) delle persone generalmente escluse dal potere e dalle decisioni.

     
 

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

Nato nella terra dei vespri e degli aranci,
tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio,
negli occhi si leggeva la voglia di cambiare,
la voglia di giustizia che lo portò a lottare,
aveva un cognome ingombrante e rispettato,
di certo in quell'ambiente da lui poco onorato,
si sa dove si nasce ma non come si muore
e non se un ideale ti porterà dolore.

(Dalla canzone I cento passi dei Modena City Ramblers)

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato nasce nella primavera del 2005 a partire da "esigenze emozionali", per parafrasare un'espressione di Peppino, e dal bisogno di diffondere la verità e chiedere giustizia contro la violenza mafiosa.
Mamma Felicia è stata la prima donna entrata a far parte, dopo il matrimonio, di una famiglia mafiosa che, in seguito alla tragica perdita del figlio, ha deciso di ribellarsi ai dettami della cultura dell'omertà e all'imposizione del silenzio aprendo le porte della sua casa a quanti fossero interessati a disvelare parte degli aspetti più corrotti della nostra società e dell'apparato istituzionale, semplicemente ascoltando le sue semplici e decise parole e i suoi racconti.
Felicia è scomparsa il 7 dicembre del 2004 dopo un lungo ed estenuante percorso per ottenere giustizia per il figlio Peppino, lungo il quale ha sempre proseguito superando anche la stanchezza, la paura, la debolezza fisica, senza mai arrendersi di fronte agli innumerevoli ostacoli e alla sfacciataggine di chi, pur appartenendo al mondo istituzionale, ha più spesso tentato di cancellare la memoria di Peppino e di sporcarla, accusandolo di terrorismo o di aver commesso un suicidio eclatante.
Non è mancato l'isolamento da parte dello Stato, alleggerito solo dall'incontro con magistrati onesti che, per l'intransigenza manifestata nel proprio lavoro, hanno spesso perso la propria vita. La condanna di Gaetano Badalamenti, boss di Cinisi e bersaglio delle continue denunce e dell'impegno politico di Peppino, è arrivata solo nel 2002, 24 anni dopo l'assassinio. Il 7 dicembre del 2001, invece, la Commissione Parlamentare Antimafia ha consegnato a Felicia sulla porta di Casa Memoria la relazione approvata all'unanimità che riconosceva le responsabilità di magistrati ed alte cariche delle forze dell'ordine nel depistaggio delle indagini sul Caso Impastato.
Felicia ha, quindi, portato a termine il suo compito e ci ha lasciato, non prima di aver strappato la promessa che le porte della sua casa avrebbero continuato ad essere aperte.
Casa Memoria è oggi un "altare laico", come lo definisce Umberto Santino, presidente del Centro Impastato, un luogo di memoria e di divulgazione della verità e della cultura, un avamposto della resistenza contro il potere e contro la mafia, la testimonianza concreta di un'esperienza di lotta senza remore, di un'intera vita spesa con coraggio e determinazione. Sono migliaia le persone che hanno varcato la soglia di quella porta ormai simbolica alla ricerca di nuove conoscenze, di informazioni non distorte e di un momento di riflessione ed ognuno di loro si è riappropriato di un piccolo pezzo di libertà.


Per come aveva voluto Mamma Felicia la casa di Peppino è aperta per chiunque
voglia visitarla.
Gli orari sono:
dal lunedì al venerdì ore 10,00 - 12,30 / ore 16,30 - 19,00
Sabato su prenotazione.
Indirizzo: Corso Umberto 220 - 90045 Cinisi (PA)
Tel 0918666233 – 3341689181

Il Museo delle carrozze di Villa Onorina, Contrada Camarrone
Soltanto l'indiscussa competenza e la grande passione del proprietario, da poco scomparso,
Giuseppe Mignosi, hanno consentito la creazione di questa collezione unica nel suo genere, una collezione frutto di circa quarant'anni d'approfondita e appassionata ricerca. Il Museo di
Mignosi recupera un pezzo di storia, simbolo del costume e della cultura di epoche diverse, mezzi che per più secoli sono stati indispensabili: venticinque esemplari, tra carrozze di vari periodi e di diverse nazioni, carretti d'epoca del '700 e '600, due calessi e degli antichi finimenti per cavalli, a cui si aggiungono degli oggetti e attrezzi agricoli, documenti storici, costumi d'epoca e splendide sellerie antiche di casato.


Sede: Contrada Camarrone, Cinisi (Pa).
Visite solo per appuntamento: contattare sig.ra Venuti al 368 471267

 

Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Assessorato regionale dell'agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) GAL Golfo di Castellammare L.e.a.d.e.r - Rete Rurale AREBBA Sicilia - Associazione Regionale Esercenti B&B ed Affittacamere Seguici su Facebook Seguici su Facebook